Potenza Bella Scoperta

Storia

PERIODO GRECO-ITALICO (VIII° secolo a.C. – II° secolo a.C. )


Potenza, fondata dai Lucani, fu una delle undici città-Stato cantonali della federazione di quell’antico popolo italico (Plinio il Vecchio). Considerando il territorio della attuale Basilicata, fu una delle cinque. La data di fondazione è molto probabilmente da ricercare nel IV° secolo a.C. , come la recente scoperta di una fattoria di epoca lucana ha dimostrato.

Essendo gli abitanti di una delle undici città-Stato cantonali, i primi potentini parteciparono senz’altro a tutte le guerre combattute dagli antichi Lucani. Tra l’altro, Potenza era ed è la città più vicina al santuario federale di Rossano ed ai centri di Braida e Serra (oggi nel comune di Vaglio). Non c’è dubbio, quindi, sul fatto che i primi potentini furono presenti nell’esercito sannita-lucano al tempo della guerra civile romana e che presero parte alla cruciale battaglia di Porta Collina a Roma (82 a.C.)


PERIODO ROMANO (II° secolo a.C. – V° secolo d. C.)


Il culto della Dea Mefite, molto diffuso tra tutti i popoli italici e soprattutto fra gli antichi lucani, viene ereditato da Potentia in conseguenza del declino del santuario federale lucano di Rossano. A Potentia (Potenza) viene eretto un tempio alla Dea (poi scomparso) e viene a lei intitolata una piazzetta (Largo Dea Mefite, oggi Piazzetta Martiri Lucani).

Le sorti della spedizione di Porta Collina (82 a.C.) sembravano arridere in un primo momento agli italici, che erano intenzionati a distruggere Roma, ma poi il console Silla riuscì a rovesciare l’esito della battaglia ed i Lucani, insieme ai Sanniti, entrambi sostenitori del console Mario (Mario il Giovane, figlio di Mario, console e vincitore dei Cimbri), dovettero soccombere. In seguito alla battaglia di Porta Collina e della guerra civile (da intendere come immediata prosecuzione della guerra sociale), Silla dette sfogo alla sua terribile ed orrenda vendetta, che, da Roma, poi si spostò anche nei territori dei nemici italici. I Sanniti furono massacrati a migliaia ed intere città sannite scomparvero. In Lucania, Potenza (Potentia) fu una delle città su cui si abbatté con più violenza la vendetta di Silla; le mura furono abbattute e la città fu riempita di veterani di Silla a cui furono concessi poderi e case strappati agli abitanti.

Potenza, che, come molte altre città, stava dalla parte di Lucio Antonio, venne spogliata (40-30 a.C.) con confische a favore dei veterani di Ottaviano come premio della vittoria di Filippi. Si ripeteva la stessa devastazione che si era avuta ad opera di Silla.

In epoca romano-imperiale, Potenza è una città relativamente ricca di magistrature imperiali e municipali. In una delle 87 epigrafi romane della città, si parla, per esempio, di Marcus Helvius Verulanus, un magistrato potentino, che, a sue spese, fa incidere una stele in onore della Dea Mefite. Essa è visibile ancor oggi in un muro di Palazzo Loffredo. L’epigrafe, però, non manca di informarci anche di un dissesto finanziario molto antico della Res Publicae Potentinorum e di un alto funzionario nominato dall’Imperatore e chiamato a porvi rimedio. Da Potenza proviene anche una rara epigrafe con intitolatura e dedica a Maggioriano, uno degli ultimi imperatori romani (460 d.C.).
 
Nel 280-300 d.C. per volere dei co-imperatori Diocleziano e Massimiano Erculeo viene costruita una importante arteria viaria della Lucania tardoromana; la Via Herculia, che unisce Venosa (Venusia); Potenza (Potentia) e Grumentum (Grumento), le tre più importanti città della Lucania di quei tempi.
 
PERIODO DELLA CRISTIANIZZAZIONE (I° secolo d.C. – VII° secolo d. C.)

Gli echi del florido periodo classico risuonano ancora forti a Potenza quando comincia la cristianizzazione della regione. Anche in questa cruciale fase, Venosa, Potenza e Grumento sono i gangli dell’emergente cristianesimo lucano. Il primo vescovo lucano di cui si ha notizia certa, infatti, è il vescovo potentino Erculenzio (495 d.C.). La chiesa più antica della regione è la Cattedrale di Potenza, che viene edificata in più epoche a partire da un primo impianto tardoromano. Ma anche la chiesa di San Michele è dello stesso periodo; anch’essa poggia su un primo impianto tardoromano.
 

ALTO MEDIOEVO (dal V° secolo all’XI° secolo d.C.);


Nel 803 si ha notizia della istituzione a Potenza di una Contea e del primo conte di Potenza; Indulfo. 

Tra il 700 ed il 1000 d.C. la Chiesa potentina si caratterizza come baluardo in Lucania della Chiesa romana contro le pretese di quella greca d’Oriente, molto diffusa nel resto della regione.
 
BASSO MEDIOEVO
 
Nei primi anni del 1100 Potenza è stazione di raccolta dei Crociati. Gerardo della Porta, religioso di nobile famiglia piacentina, arriva a Potenza nel 1111 e viene eletto Vescovo esercitando il suo magistero fino alla morte (Potenza, 1119). Viene proclamato Santo da papa Callisto II già nel 1120.
Nel 1137, Papa Innocenzo II e l’Imperatore Lotario si trattengono per un mese nella città di Potenza.
Nel 1149, il Re di Francia, Luigi VII, e la moglie, Eleonora d’Aquitania, reduci dalla sfortunata Seconda Crociata, riescono a raggiungere l’Italia grazie all’aiuto di Re Ruggero II di Sicilia. Ma i sovrani di Francia arrivano in Italia separatamente e Re Ruggero II li farà incontrare dopo un mese proprio a Potenza, dove, festeggiati con sfarzo dalla città, si trattengono per alcuni giorni. “Ed è così in breve intervallo di tempo – scrisse Emanuele Viggiano – ebbero presso di loro i potentini i primi personaggi d’Europa”.
 
Nel 1268, proprio da Potenza partì, su iniziativa della aristocrazia ghibellina potentina, molto legata all’Imperatore Federico II anche da vincoli di amicizia personale, la rivolta antiangioina, che coinvolse larga parte del Sud Italia. La rivolta ebbe un esito sfortunato e Potenza fu, tra le città ribelli del Mezzogiorno, quella che pagò il prezzo più alto alla vendetta di Carlo d’Angiò. In parallelo, a Potenza scoppiò una guerra civile tra guelfi e ghibellini, dove i primi (il popolino ed il Vescovo) si illusero di scampare alla punizione del Re angioino massacrando le nobili famiglie aristocratiche, che erano tutte ghibelline. I capi delle famiglie ghibelline potentine vennero assassinati, sia dalla plebe impaurita, che dai luogotenenti del nuovo sovrano di Napoli. Difficile immaginare una sorte diversa verso la città che si era messa a capo della rivolta. Le mura furono abbattute, molti abitanti fuggirono e sulla città scese una desolazione mortifera. Solo più tardi, Carlo d’Angiò realizzò che non sarebbe stato utile far morire e scomparire per sempre Potenza ed allora incoraggiò il ritorno dei fuggiaschi allo scopo di risollevare le sorti della città. Oltre ai massacri ed alle devastazioni angioine, un fortissimo terremoto, nel 1274, prostrò ancor più la città.

Nel 1399, Re Ladislao I di Napoli, detto il Magnanimo, noto anche come Ladislao d’Angiò-Durazzo o Ladislao di Durazzo e Re d’Ungheria, lancia una offensiva contro le città ribelli filo-angioine del regno e dà l’ordine di assediare Potenza, una delle più ribelli, con alcune truppe della sua armata al comando di Stefano, Voivoda di Transilvania, e la conquista. Ma, poi, subito dopo, la perdona.

Ai primi del 1400, la contea di Potenza passa a Francesco Sforza (il futuro Duca di Milano) e subito dopo a Micheletto Attendolo, suo stretto parente, che la tiene per undici anni, fino al 1444, quando la contea passa a Innico de Guevara.
 
PERIODO RINASCIMENTALE (dalla seconda metà del XV° secolo alla fine del XVI°secolo);
 
I Guevara di Potenza esercitano la loro signoria sulla città per ben 160 anni di seguito ed esprimono sei conti di Potenza. Fanno parte della più alta aristocrazia del Regno. Tutti i conti Guevara di Potenza ricoprono anche la carica di Siniscalco del Regno (la settima carica dello Stato) ed Antonio Guevara, il secondo conte Guevara di Potenza, diventa addirittura, anche se per meno di un mese, Viceré del Regno di Napoli. Pur essendo molto spesso in giro per l’Italia e per altri Stati europei a fare guerre al servizio dei re aragonesi e poi dell’Imperatore Carlo V d’Asburgo, i Guevara del ramo di Potenza stabiliscono permanentemente la loro sede, anche affettiva, a Potenza, caso abbastanza raro per i feudatari della Basilicata e del sud, che amano quasi tutti risiedere nella capitale Napoli trascurando i feudi. Diversamente da questi ultimi, i Guevara stabiliscono un rapporto molto stretto e vissuto con la città e danno vita a Potenza ad un vasto programma di opere pubbliche militari, religiose e civili. Sono in stretti rapporti, anche di parentela, con alcuni dei più grandi signori rinascimentali italiani. Pur non essendo essi titolari di un piccolo Stato indipendente, i Guevara di Potenza somigliano molto ai signori italiani del Rinascimento con i quali avevano ottimi e stretti rapporti, come con gli Sforza di Milano, con i Gonzaga degli stati mantovani e con i Borromeo di Milano. Il culto di San Carlo Borromeo viene da loro trapiantato a Potenza e, non a caso, l’ospedale che nasce dalla donazione dell’ultima Guevara, l’illuminata contessa Beatrice, fu intitolato a San Carlo (Borromeo). Oggi quel primordiale ospedale del 1621 è la dodicesima azienda ospedaliera italiana.
 
Nel 1501, Francesi e Spagnoli al fine di stipulare la pace, che era stata messa in pericolo dalla controversa interpretazione del Trattato di Granada, con cui i due sovrani intendevano spartirsi il Regno di Napoli, decisero di tenere a Potenza una Conferenza di Pace al fine di perfezionare pacificamente la spartizione del regno. All’appuntamento, fissato per il 1502, si presentarono a Potenza solo i Francesi con tutta l’aristocrazia meridionale di parte francese al seguito del Viceré, il Duca di Nemours, ma non si presentò, invece, il Viceré spagnolo, don Consalvo di Cordoba.
 

1600 – 1800

Nel 1604 la città passa dai Guevara ai Loffredo che la terranno per 202 anni. Dal 1651 al 1659, Potenza è sede della Regia Udienza, il capoluogo regionale del tempo, ma nel 1663 la perde a favore di Matera.

Nel 1799 Potenza fu, dopo Napoli, la città del Regno in cui emersero con più forza i fermenti rivoluzionari e giacobini. Potenza ebbe un ruolo d’avanguardia anche nella rivoluzione giacobina meridionale. I potentini manifestarono pubblicamente al grido di “Francia dentro e Ferdinando fuora”. I tragici fatti che si svolsero a Potenza nel 1799 interessarono finanche il Parlamento francese (in piena Assemblea Nazionale francese, un deputato, Henry Gregoire, condannò l’assassinio di Serrao con toccanti parole) e dei fatti potentini di quel periodo si occupò anche Alexandre Dumas padre. L’autore dei Tre Moschettieri, alcuni decenni dopo, parlò diffusamente dei fatti rivoluzionari di Potenza in alcuni suoi romanzi. Due gli avvenimenti che, più degli altri, hanno fatto scalpore; l’assassinio da parte di bande sanfediste del vescovo Serrao, che fu anche il campione del giansenismo meridionale, e l’eccidio di risposta da parte dei giacobini potentini di sedici componenti della banda che aveva trucidato il vescovo giacobino potentino. 
 
PERIODO MODERNO (dal 1800 fino alla fine del secondo conflitto mondiale)
 
I Francesi di Napoleone conquistano il Regno di Napoli; si apre il cosiddetto decennio francese. Il nuovo Re di Napoli, Giuseppe Bonaparte, nel 1806 decide il ritorno o, comunque, il trasferimento del capoluogo regionale da Matera a Potenza (capitale della Provincia di Basilicata) sostanzialmente in base a due ragioni; la maggiore vicinanza di Potenza rispetto alla capitale Napoli ed il ruolo svolto da Potenza durante i mesi della rivoluzione giacobina meridionale.
 
Di lì a poco, il generale francese Philibert-Guillaume Duhesme invita il re Giuseppe Bonaparte a considerare l’opportunità di fare di Potenza la seconda capitale del Regno, onorata della periodica presenza del sovrano.
 
Nel 1811, il governo francese napoleonico decide di stroncare a tutti i costi il brigantaggio meridionale. A tale scopo, affida pieni poteri ad un giovane generale già distintosi nella battaglia di Austerlitz. Il suo nome è Charles Manhes. Dopo una prima operazione in Calabria, conclusasi nel miglior modo possibile, Manhes riceve dal governo un incarico ancor più gravoso; debellare il brigantaggio in tutto il Regno. Dopo aver accettato l’incarico, Manhes adotta i primi provvedimenti e tra questi c’è l’installazione a Potenza del suo quartier generale. Una delle prime prede del brillante generale è il brigante Taccone che da lungo tempo semina morte in Basilicata. Taccone viene catturato, messo alla gogna nelle strade di Potenza e giustiziato, sempre a Potenza.
 
Nel 1820-21 nacquero a Potenza le ‘vendite carbonare’ e nel 1848 era già attiva, sempre a Potenza, la setta della Unità d’Italia. I moti del 1848 furono particolarmente importanti a Potenza. La borghesia liberale di quegli anni era già molto forte in città e nel 1848 si mise a capo dei moti rivoluzionari lucani e meridionali, assumendo, ancora una volta, un ruolo d’avanguardia nel contesto meridionale. Presidente della Setta venne eletto il potentino don Emilio Maffei, uno dei tanti sacerdoti liberali di Potenza. Si costituì in quel periodo a Potenza anche il Circolo Costituzionale lucano sotto la guida comune di due patrioti unitari potentini; Emilio Maffei, capo della corrente democratico-radicale potentina e lucana, e Vincenzo D’Errico, capo della corrente liberale moderata (sia potentina che lucana). Dopo la violazione della Costituzione da parte del re Ferdinando II, che l’aveva concessa poco prima, i moti patriottici che partirono dalla cabina di regia potentina del Circolo Costituzionale si intensificarono, al punto tale che Maffei e D’Errico convocarono a Potenza una Dieta Federale aperta alla partecipazione dei circoli liberali ed unitari di diverse province del Regno. A Potenza confluirono i delegati delle Province di Terra di Bari, della Terra d’Otranto, del Molise, della Capitanata ed ovviamente della Basilicata. La Dieta Federale concluse i suoi lavori con l’approvazione di un Memorandum. Re Ferdinando II reagì al Memorandum molto duramente e, a partire dal luglio 1848, dette inizio ad una pesante repressione di massa. Furono allestiti processi che durarono per diversi anni ed il bilancio complessivo fu pesantissimo. La repressione colpì in particolare i patrioti potentini. Gli incarcerati furono ben 1.116, saliti poi a 1.609. Vincenzo D’Errico riuscì a fuggire a Torino accolto da Casa Savoia, mentre Emilio Maffei riuscì ad andare in esilio, insieme a Luigi Settembrini, a Londra, dove divenne amico di Giuseppe Mazzini. Maffei riuscì a rientrare a Potenza per guidare i moti risorgimentali del 1860.
 
Nel 1860, Potenza è la prima città del Mezzogiorno continentale a cacciare, il 18 agosto 1860, i Borboni prima ancora che Garibaldi risalga la Penisola. E’ anche l’unica città del Sud continentale a ricevere, nel 1898, una medaglia d’Oro al Valore Risorgimentale (12° città italiana su 27) ed è, fra le 27 città insignite della medaglia d’oro al Risorgimento, l’unica insignita per i moti del 1860, l’anno decisivo per l’Unità d’Italia.
 
Potenza dette ancora un grande contributo all’Italia ed al consolidamento del nuovo Stato unitario italiano opponendo una corale e forte resistenza popolare alle truppe dei briganti capeggiate da Crocco e dal Borjes, il cui massimo obiettivo politico e militare era proprio la conquista di Potenza. Il sogno dei briganti di conquistare la città capoluogo di una regione che era la roccaforte del brigantaggio meridionale fu sul punto di prendere corpo nella notte del 16 novembre 1861. L’esercito brigantesco, reduce dai massacri e dalle razzie compiute nel contiguo paese di Vaglio, verso sera si appostò dove oggi sorge la estrema periferia est di Potenza. Nel capoluogo assediato era presente però una quantità impressionante di militari di ogni tipo sotto il comando del Governatore, Giulio De Rolland, del generale Chabet e del generale Della Chiesa. Tutti, militari e civili, erano determinati a resistere. Molto probabilmente i briganti ricevettero dalla città una soffiata che li informava dell’imponente forza militare italiana contenuta nel presidio e rinunciarono al tentativo, proseguendo subito dopo per il paese di Pietragalla. Considerando anche questa fase successiva alla proclamazione dell’Unità d’Italia, si può dire che Potenza è l’unica delle città italiane decorate dove la lotta per il Risorgimento e per l’Unità d’Italia continuò, dopo i fatti del 1848 e del 1860, anche dopo l’Unità. Per tutti questi motivi, se nella scala ufficiale degli onori Potenza è riconosciuta come la dodicesima, in realtà, la si può considerare come la settima città italiana tra quelle che hanno maggiormente contribuito al Risorgimento ed alla Unità d’Italia, cioè alla fondazione dello Stato nazionale italiano. In ogni caso, assolutamente e veramente tra le primissime. Sconfitto definitivamente, nel 1867, il brigantaggio, la borghesia potentina tornò a concentrarsi sui problemi dello sviluppo cittadino e regionale. Per tutto il secolo XIX, Potenza sfornò un considerevole numero di personalità di grande valore regionale e nazionale (politici, rivoluzionari, letterati, ecc. ecc.). Tanti, tantissimi sono i nomi di quella classe dirigente di altissimo livello; Maffei, Brienza, Grippo (Ministro del Regno d’Italia), D’Errico, Branca (pluriministro del Regno d’Italia e parlamentare), Ciccotti (deputato, meridionalista, storico del mondo antico, teorico del riformismo socialista nonché uno dei primi studiosi e traduttori di Marx in Italia) e molti altri ancora.
 
La ricca e colta borghesia potentina dopo l’Unità si dedica ad un altro grande progetto; la costruzione del primo teatro lirico a Potenza ed in Basilicata. Nel 1881, il Teatro (intitolato al musicista potentino Francesco Stabile) è pronto e viene inaugurato alla presenza di Re Umberto I°, della Regina Margherita e del Principe Amedeo di Savoia. Lo ‘Stabile’ è ancora oggi l’unico teatro lirico della regione.
 
Nel 1934 a Potenza fu istituita una importante scuola militare, la Scuola Allievi Ufficiali di Complemento di Artiglieria, una delle cinque scuole che in Italia formarono, prima della Seconda Guerra Mondiale, gli ufficiali di Artiglieria del Regio Esercito Italiano. Le altre quattro scuole di Artiglieria erano state istituite a Moncalieri, Brà, Lucca e Pesaro. Di quegli anni alla Scuola Artiglieria di Potenza hanno parlato gli scrittori Nuvoletti e Guareschi.
 
Nel 1943, Potenza fu la sede del Comando della Settima Armata dell’Esercito italiano e poche ore dopo l’armistizio di Badoglio venne pesantemente bombardata dalla aviazione angloamericana. I bombardamenti continuarono senza soste per quasi due settimane. Il motivo dei bombardamenti fu dovuto alla importanza strategica di Potenza come presidio militare e come centro di comunicazioni. Il tragico bilancio fu di 187 morti fra militari e civili e la città risultò quasi del tutto distrutta. Il disfacimento repentino della Settima Armata e dei suoi comandi sono diventati, secondo alcuni storici, l’emblema del più generale disfacimento del Regio Esercito nelle ore immediatamente successive all’8 settembre. Per salvare l’onore del Comando della VII Armata, il colonnello Faccin, unico alto ufficiale rimasto a Potenza, si suicidò per non ottemperare ad una intimazione del capo del contingente tedesco a Potenza. I tedeschi massacrarono tre contadini in una contrada della città. I pesanti e continui bombardamenti cessarono solo dopo che le truppe canadesi, incaricate dal generale inglese Harold Alexander, capo di tutte le forze Alleate in Italia, di prendere Potenza, la liberarono dai tedeschi e lo stesso gen. Alexander si stabilì per qualche tempo a Potenza come Governatore. La “battle of Potenza” (battaglia di Potenza) è entrata nella storia militare canadese. Negli stessi giorni in cui le truppe canadesi preparavano la liberazione di Potenza, a Roma il Governatore della Banca d’Italia progettava di spostare a Potenza l’oro italiano, tentativo poi non andato a buon fine perché la liberazione di Potenza arrivò con due giorni di ritardo rispetto ai calcoli del Governatore Bankitalia del 1943, Azzolini.
 
IL SECONDO DOPOGUERRA E L’ETA’ CONTEMPORANEA

Tra il 1963 ed il 1969, a Potenza si verifica un importante fenomeno sportivo, che fece parlare a lungo tutta la stampa nazionale. Il Potenza, espressione calcistica di una piccola città del Sud più povero e interno e che nei primi anni ’60 del 1900 non contava più di 45.000 abitanti, sale in serie B, dove resta per cinque anni, e addirittura, nel 1965, sfiora, e perde per un soffio, la promozione in serie A, fatto che in quegli anni ormai lontani doveva apparire alla stampa calcistica nazionale (e non solo calcistica) assolutamente clamoroso. Quella squadra è ricordata negli annali calcistici italiani come la squadra dell’attacco-raffica, ma anche come il ‘Potenza Miracolo’.

Nel 1970 nasce l’Ente Regione Basilicata, la cui sede viene fissata a Potenza a conferma della già pregressa storia di capoluogo regionale. Sempre nel 1970, il potentino Emilio Colombo diventa Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana (1970-1972).
 
Nel 1980, un forte terremoto scuote Potenza, quasi tutta la Basilicata e l’Irpinia. L’orologio del Palazzo del Governo di Potenza resta fermo per anni con le lancette fissate sulle ore 19.34 e quella immagine diventa il simbolo di quel sisma, facendo il giro del mondo. A Potenza accorrono il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, e Papa Giovanni Paolo II.
 
Il 12 settembre 1993 Potenza e l’Italia sono scosse da uno dei casi di cronaca nera più gravi della recente storia nazionale; la scomparsa a Potenza della sedicenne Elisa Claps. Se ne perdono le tracce per diversi anni ma nel 2010 si ha la prova dei peggiori sospetti. Elisa venne uccisa lo stesso giorno della sua sparizione ed il suo cadavere fu ritrovato il 17 marzo del 2010 nel sottotetto della chiesa potentina della Trinità. Per il suo omicidio è stato condannato, Danilo Restivo, giovane di origine siciliana, attualmente detenuto in Inghilterra per un altro omicidio commesso in quella nazione.
 
Dal settembre 1999 al settembre 2009, per un decennio, la Procura della Repubblica di Potenza si impone alla opinione pubblica nazionale come una delle Procure d’assalto in Italia, al pari di quelle di Milano e di Palermo. Il magistrato anglo-napoletano Henry John Woodcock, che gode di grande popolarità e grande sostegno da parte dei potentini, è l’artefice principale di tutta una serie di inchieste che mettono in allarme il potere politico italiano e che costituiscono un implicito e pesante atto di accusa contro di esso. Molte sono le inchieste che partono da Potenza e che per mesi campeggiano sulle prime pagine di tutti i quotidiani italiani; le tangenti Inail, il VipGate, Vallettopoli, il Savoiagate, che portò l’erede di Casa Savoia nelle carceri di Potenza, l’inchiesta sulla P4, lo scandalo Lega, il caso Berlusconi, l’inchiesta sulla Guardia di Finanza, l’inchiesta Consip, il SomaliaGate. Per la sua attività di magistrato a Potenza, Woodcock è stato insignito del Premio Paolo Borsellino. Dal settembre del 2009 opera a Napoli ed a Potenza la sua opera viene proseguita dal procuratore Francesco Basentini, potentino verace, che la tiene fino al 1° luglio 2018, quando il nuovo governo leghista-grillino lo chiama a Roma come nuovo capo dell’Amministrazione Penitenziaria.