Potenza Bella Scoperta

Il centro

Una visita a Potenza, la città più ‘alta’ d’Italia, la città verticale per antonomasia, la città italiana delle Cento Scale, non può non cominciare, se non dal suo punto più alto e, nello stesso tempo, più antico; il Duomo. Si tratta della chiesa più antica della regione lucana. La Diocesi di Potenza  è una delle tre più antiche di questa regione. Si ha una prima e sicura testimonianza della istituzione della Diocesi potentina, il cui primo vescovo nella storia fu Erculenzio, nel 495 d.C. Il Duomo di San Gerardo si presenta oggi con una facciata in stile neoclassico e non come era all’origine. La spiegazione è facile e ricorrente nella storia di questa città molto particolare che è Potenza e si sintetizza in una sola parola; terremoti. La Cattedrale è intitolata esattamente come cattedrale metropolitana di San Gerardo Vescovo. Nato a Piacenza, San Gerardo fu vescovo di Potenza dal 1111 al 1119. Come testimoniato da una iscrizione romana del I° secolo d.C. presente al suo interno, la cattedrale fu, probabilmente, costruita su un preesistente edificio di epoca tardo romana-paleocristiana. Ad avvalorare questa tesi c’è stata la scoperta, negli anni ’70 del 1900, di una cripta a due metri sottoterra risalente a quel remoto periodo con un mosaico policromo datato III-IV secolo d.C. La storia artistica del luogo di culto si può suddividere in tre fasi: 1) Chiesa paleocristiana, dal III secolo al VI secolo; 2) Chiesa romanica, dal 1200; 3) Chiesa Neoclassica dal 1783-1799. Nel periodo romanico e medioevale il Duomo racchiudeva ben venticinque fra altari e cappelle. L’ultima versione neoclassica è stata realizzata da un allievo del Vanvitelli su commissione del vescovo Serrao, il vescovo giacobino che fu ucciso e decapitato proprio nel palazzo vescovile da una banda di malavitosi sanfedisti nei fatti del 1799 a Potenza. All’interno, la struttura della chiesa è a croce latina con una navata di 50 metri per 7,5. La cupola è stata affrescata dal Prayer negli anni ’30 del 1900. Alla fine della navata ci sono l’Abside e l’altare. La Cattedrale presenta oggi dieci cappelle. Il Duomo contiene un sarcofago anch’esso di epoca romana, che custodisce i resti mortali del Santo. Uscendo dal Duomo, il turista si imbatte nel bel palazzo in pietra viva del Vescovado, che ospita il Museo Diocesano, e, subito dopo, nella Porta San Gerardo del 1200, una delle tre porte medioevali ancora rimaste delle sei porte che regolavano gli accessi alla città nel Medioevo. Quindi, si trova davanti al Palazzo Scafarelli, del 1700, con dei mascheroni in pietra sulla parete esterna. Da Palazzo Scafarelli comincia Via dei Sacerdoti Liberali, che richiama una caratteristica peculiare del clero potentino del 1700 e del 1800, e da questa stretta via si diparte un dedalo di suggestivi vicoli d’epoca. Tornando indietro verso Largo Duomo si incontra Via Serrao, dove, all’angolo con Piazzetta Pignatari, si trova il Palazzo dei conti Loffredo, splendido esempio di architettura nobiliare di epoca tardorinascimentale. Nelle mura esterne è incastonata una delle epigrafi romane presenti nel centro storico, recante una iscrizione sacra alla dea Mefite Utiana, che fu commissionata a sue spese da M(arcus) Helvius Clarus Verulanus Priscus, magistrato potentino di epoca imperiale. La facciata di Palazzo Loffredo presenta un portale delimitato da un arco a tutto sesto sormontato da una loggia con sei aperture finestrate. All’interno, un portale con architrave. Nello spazio antistante, salite le scale, è posto il prometopidion, la statua del cavallo con un pezzo di armatura che ne protegge la testa, simbolo del Museo Archeologico Nazionale ‘Adamesteanu’. Il Museo Archeologico Nazionale di Potenza, che ha sede proprio nel Palazzo Loffredo, già sede della Contea di Potenza, è di grande importanza, non solo regionale. Esso offre un quadro generale dei più importanti ritrovamenti archeologici rinvenuti nel sottosuolo dell’intera regione Basilicata. L’esposizione si articola su due piani, ventidue sale e otto sezioni ed offre al visitatore un ricchissimo repertorio di tracce dei vari periodi e dei vari popoli, che, sin dalla più remota antichità, si sono succeduti sull’intero territorio regionale. Così si va dagli Enotri (IX e VIII secolo a.C.) ad oggetti risalenti al periodo della colonizzazione greca di Metaponto e di Heraclea (VII a.C.), dai Peuketiantes, popolazioni dell’interno montuoso (VIII-V secolo a.C.) ai Lucani (VI-V secolo a.C.) fino al periodo Romano (dal 300 a.C. in poi) con oggetti e reperti provenienti dalle colonie romane di Venusia (Venosa) e di Grumentum (Grumento), le due città che, insieme a Potentia (Potenza), erano i tre più importanti centri della Lucania nei lunghi secoli del dominio Romano. Il Museo Nazionale di Potenza è un Museo che farebbe la felicità delle più grandi città italiane ed europee. Palazzo Loffredo contiene, inoltre, la Cappella dei Celestini, che è quanto rimane del Convento dei Celestini, abbattuto per consentire l’edificazione di Palazzo Loffredo, e la Galleria Civica, che, durante tutto l’anno, ospita importanti mostre d’arte. Il centro di Potenza è molto caratteristico; un labirinto di vecchi vicoli medioevali, alcuni dei quali ‘ciechi’ (senza sbocchi), piazzette, slarghi, scalinate e scalette, porte medioevali, negozi eleganti, localini giovanili alla moda (bar, caffetterie, un teatrino off), librerie, palazzi d’epoca, portici, chiese. Tutto ciò in dimensioni molto contenute e concentrate. Da Palazzo Loffredo, immettendosi per un brevissimo tratto su Via Pretoria, si arriva all’ex Convento di San Luca, caratterizzato da un lungo e bel porticato con colonne binate. Il chiostro non è attualmente visitabile(ma lo sarà fra poco), ma nel sottosuolo del giardino vi furono rinvenute epigrafi di epoca romana. Questo è anche il convento di cui parla lo scrittore Carlo Alianello nel suo famoso romanzo ‘L’Eredità della Priora’. Dirimpettai dei portici del convento di San Luca sono i portici del Palazzo delle Poste, opera di un grande architetto del periodo fascista, Ernesto Lapadula, lo stesso architetto che progettò a Roma (zona EUR) il Palazzo della Civiltà Italiana.  A destra del Convento, un’altra delle tre porte medioevali superstiti, Porta San Luca, sul cui muro è leggibile un’altra epigrafe di epoca romana. Da Porta San Luca si arriva a ciò che rimane del vecchio Castello di Potenza, sorto, probabilmente, in periodo longobardo; la Torre Guevara, che attende visibilmente un progetto di ristrutturazione e di rivalorizzazione dell’area circostante. Tornando indietro, ma senza varcare nuovamente Porta San Luca, si costeggia l’elegante palazzo su tre piani dell’ex Banco di Napoli costruito in periodo e stile umbertino (1914) in marmo rosso veronese all’esterno e con loggiati, lucernari e arcate finemente decorati al suo interno. Subito dopo si incontra il Tempietto di San Gerardo, piccolo monumento di stile neoclassico, che poggia su un piccolo podio secondo quella che era la logica dei templi pagani dell’antichità. Ed eccoci a Piazza Sedile (ufficialmente denominata Piazza Matteotti) col Palazzo di Città di epoca angioina (1300), ma anch’esso, in conseguenza dell’eterno problema della storia potentina già detto (terremoti), rifatto con austera e signorile cura nel 1800. Accanto, non meno austero e signorile, c’è il Palazzo della ex Casa del Fascio, sorto sulle fondamenta di una precedente costruzione del 1400 e dell’ex Teatro di San Nicola. A questo punto, dopo aver appena ripreso Via Pretoria, il visitatore può ammirare il possente Palazzo della Banca d’Italia, pregevole esempio della architettura del periodo fascista a Potenza. Si notano, in particolare, l’atrio centrale coperto con un lucernario a volta ed un bel loggiato di chiara ispirazione neorinascimentale. Costeggiando un lato del Palazzo della Banca d’Italia si accede alla Piazzetta dei Martiri Lucani, che, in tempi più antichi, veniva chiamato Largo della Dea Mefite. Si dice che il grande storico ed epigrafista dell’antichità romana, il tedesco Mommsen, abbia estratto dal sottosuolo di questa Piazzetta (Largo della Dea Mefite) una statua di epoca romana e che questa fosse l’area del Foro nella Potenza di epoca romana. Andando a ritroso per Via Due Torri si trovano le Torrette Aragonesi (secolo XV) e dalle Torrette, attraverso una scaletta moderna, si scende accedendo alla Discesa di San Giovanni con l’omonima Porta San Giovanni, la più bella delle tre Porte medioevali arrivate fino ai giorni nostri. Dal largo antistante la Porta ed inoltrandosi in Vico Caserma Lucania il turista può ammirare la bifora del 1200 ed il balconcino del 1300-1400 di Palazzo Corrado. Con tutta probabilità, in origine era parte del complesso architettonico che ospitava il Convento-Ospedale di S. Giovanni di Dio, sorto nel 1180. Pochi metri più in là, in uno slargo del vicolo, si può ammirare una serie di piccole arcate di un palazzo antico recentemente ristrutturato e, quindi, si sbocca, ancora una volta, in Via Pretoria. E’ una via dal profilo inconfondibile, un altro simbolo caratteristico della città, la via più famosa ed antica di Potenza ma anche di tutta la Basilicata. La strada è solo pedonale e taglia in longitudine tutto il centro storico. Si tratta di una strada molto stretta, dal tono civettuolo, dotata di una intimità ‘quasi veneziana’, come scrisse negli anni ’30 un inviato del Corriere della Sera. E’ la via del passeggio, della chiacchiera, del pettegolezzo, degli incontri di tutta la città. Più avanti si incontra sulla sinistra una bella piazzetta dai caldi colori ocra, la Piazzetta Duca della Verdura, d’estate adibita a luogo di rappresentazioni teatrali all’aperto, e, sulla destra, la Chiesa della Santissima Trinità, una delle chiese più antiche della città, anche se non sembra tale poiché, anche in questo caso, la facciata esterna è stata rifatta in tempi più recenti per via del solito problema delle ricostruzioni post-terremoto. Purtroppo, l’interno della Chiesa attualmente non si può visitare. La Chiesa è stata chiusa qualche anno fa in seguito ad un notissimo fatto di cronaca nera che ha fatto parlare di sé, e per lungo tempo, tutta l’Italia. Proseguendo sempre in avanti, dopo aver avvistato un’altra epigrafe sulla sinistra, si arriva a Piazza Mario Pagano, più comunemente chiamata dai potentini Piazza Prefettura, il cuore del cuore della città. E’ una bella piazza quadrata ed in lieve pendenza, dove si mischiano storia ed eleganza borghese. Un lato della piazza è interamente occupato dal Teatro Francesco Stabile, unico teatro storico ed unico teatro lirico di tutta la regione. Il Teatro è stato fondato per iniziativa della borghesia potentina della seconda metà del 1800. I lavori iniziarono nel 1857, ma fu inaugurato solo nel 1881 alla presenza di Re Umberto I°, della Regina Margherita e del figlio della coppia reale, il principe Amedeo. Realizzato sull’esempio del più grande teatro dell’epoca, il San Carlo di Napoli, lo ‘Stabile’ è detto anche, dai potentini, il San Carlino. All’esterno, si presenta con un aspetto molto signorile ed elegante con due piccole gallerie ai suoi lati. All’interno, il foyer, la sala convegni del Ridotto ed il Salone degli Specchi. Inoltre, la platea con tre ordini di palchi, il loggione, il palcoscenico e la buca degli orchestrali. Tutto ciò in spazi contenuti ed in proporzioni molto armoniche, tali da fare del Teatro Stabile di Potenza un gioiellino nel suo genere. Piazza Prefettura fu voluta e costruita dall’Intendente Edoardo Winspeare, proveniente da una famiglia di origini inglesi, e fu completata dal Duca della Verdura. Il Palazzo del Governo ha un aspetto maestoso ed imponente con due alte e massicce colonne binate di marmo all’ingresso. Lo stile è eclettico, frutto della sedimentazione nel corso del 1800 di più stili dell’epoca; dal neoclassico allo stile imperiale-napoleonico, dallo stile Secondo Impero all’umbertino fino al Liberty. Il Palazzo del Governo ospita anche opere d’arte e reperti archeologici. Sul lato di fronte al Palazzo del Governo c’è il Palazzo delle Assicurazioni Ina-Generali, costruito in epoca fascista sulla scia di un programma delle assicurazioni triestine, che prevedeva la edificazione di palazzi Generali-Ina nelle maggiori città italiane. Il Palazzo INA-Generali di Potenza porta la firma di un altro grande architetto dell’epoca fascista; Mario De Renzi. Vide la luce nel 1937. Al piano strada, il Palazzo presenta eleganti portici moderni sotto i quali trovano la loro collocazione gli ingressi di palazzi con abitazioni ed uffici, grandi magazzini, negozi ed il Gran Caffè Italia, con i suoi tavolini durante l’estate disposti lungo i portici. Appena nascosta dietro uno dei quattro lati della piazza c’è la Chiesa di San Francesco con annesso chiostro. La Chiesa fu fondata nel 1274 ed è dedicata a San Francesco d’Assisi poiché, secondo un atto notarile del 1279, due operai sepolti vivi nel 1266, durante alcuni lavori volti a costruire le fondamenta della chiesa, furono salvati da un miracolo. Esso venne  attribuito a San Francesco e fu così che la Chiesa venne dedicata al Santo di Assisi. La presenza dei Frati Francescani a Potenza, risale al 1265. Questo miracolo ci è stato tramandato dal ‘Trattato dei Miracoli’ di Tommaso da Celano, primo biografo del Santo, ed è uno dei tre miracoli lucani (di cui due accaduti a Potenza) attribuiti al Santo di Assisi. La Chiesa di San Francesco presenta un pregiato portale del 1400 e i portici del chiostro risalente al 1500. L’interno contiene opere d’arte fra cui spicca ‘La Pietà‘ del Pietrafesa ed una tela del Pistoia, un pittore d’epoca rinascimentale di cui parla il Vasari nelle sue celeberrime ‘Vite dei più eccellenti pittori, scultori ed architettori”. Dalla Chiesa di San Francesco, proseguendo diritti un centinaio di metri sulla destra, dopo il Palazzo del Governo, si trova un polmone verde di impianto ottocentesco situato nel cuore del centro storico; la Villa del Prefetto. E’ posta alle spalle del Palazzo del Governo; un piccolo polmone verde dalla raffinata e malinconica aria romantica, che si dispiega per vialetti a terrazza, in salita ed in discesa. Contiene una fontana d’epoca, una gradinata monumentale ed un belvedere da cui si scorge quasi tutta la parte nord della città. Uscendo dalla parte superiore della Villa si imbocca Via Rosica e dopo sessanta metri si intravede la Chiesa di San Michele. Ancora una cinquantina di metri e, passando per la piazzetta antistante, si entra in chiesa. San Michele è uno degli esempi più cristallini di architettura romanica ed ha mantenuto inalterato, in una città devastata continuamente dai terremoti, il disegno architettonico originario. Sia esternamente che internamente è costruita in quella che è uno dei marchi architettonici di Potenza; la pietra viva squadrata. Di aspetto severo ed antichissimo, la Chiesa di San Michele è stata ufficialmente fondata nel 1178, ma è molto probabile che la Chiesa esistesse già dal V secolo d.C. quando il vescovo potentino Erculenzio ricevette da Papa Gelasio I (492-496 d.C.) l’incarico di costruire una chiesa e di consacrarla a San Michele Arcangelo ed a San Marco Confessore. All’interno, presenta tre navate con tre absidi e dodici pilastri quadrati, anch’essi in pietra viva squadrata, che sorreggono archi a tutto sesto. A quell’originario impianto apparteneva, quasi sicuramente, il mosaico di epoca tardoromana-paleocristiana rinvenuto nel 1984 e che si situa ad un metro in profondità, nascosto sotto una botola appena dietro il portone della chiesa. Su un muro esterno, in corrispondenza dell’ingresso laterale, un’altra testimonianza di epoca romana a Potenza; una epigrafe del I secolo d.C. contenente una dedica di Lucius Afarius Memor alla sua compagna Mummia Iconio. Tra le opere d’arte racchiuse in San Michele di Potenza una ‘Annunciazione’ (1612) del Pietrafesa ed opere di due artisti del 1500 molto rivalutati negli ultimi anni dalla storia dell’arte; Simone da Firenze e Teodoro D’Errico, pseudonimo italianizzato di Dirck Hendricksz, il più grande pittore fiammingo che abbia operato, quanto meno nel 1500, nell’Italia meridionale. Del Fiammingo è presente in San Michele una delle sue tele di maggiore importanza (sicuramente la più importante traccia della pittura fiamminga in Basilicata); la Madonna col Bambino tra i Santi Pietro e Paolo (1580). Uscendo dalla Chiesa e riprendendo Via Pretoria in direzione del vecchio valico intramoenia di Portasalza, da tempo scomparso e che era una porta con ponte levatoio (da qui il toponimo di Portasalza, porta che si alza), si supera questa zona e ci si avvia verso un ponte, in questo momento in via di restauro, che collega il centro storico con la collina di Montereale. Questi era, nel 1800, il luogo dove si fucilavano i briganti. Rinato come parco sotto il fascismo, è sempre stato il luogo dove i potentini si recavano d’estate. C’è un dancing, una piscina, un Palazzetto dello Sport in disuso, il monumento ai Caduti, una bella fontana, un terrazzino da cui si ammira tutta la parte sud della città e tanti, tanti alberi.